Alternanza scuola-lavoro, sì dai presidi: "Motiva i ragazzi"

ROMA - L'alternanza scuola-lavoro piace ai presidi delle scuole superiori italiane: per il 53,2% dei dirigenti aver fatto una piccola esperienza lavorativa durante il percorso di studi aumenta, alla fine delle superiori, le possibiltà occupazionali dei diplomati. Non solo, queste iniziative aiutano a contrastare la disperzione e motivano i ragazzi. A sondare il gradimento dei capi di istituto è un'indagine contenuta nel rapporto annuale del Censis. In particolare, il 71,2% dei presidi sottolinea che il ricorso all’alternanza scuola-lavoro permette agli studenti di avere una migliore conoscenza del mondo del lavoro, il 55,9% pensa che consenta di offrire un curriculum di studio più adeguato alle esigenze delle imprese, il 53,2% ritiene che aumenti le opportunità occupazionali dei diplomati.
Positiva è anche la ricaduta che l’attivazione di questa opzione ha sull’ambiente scolastico: per il 52,9% dei presidi l’introduzione dell’alternanza influenza i livelli motivazionali, contrastando i fenomeni di dispersione, e per il 51,0% funge da stimolo ad una continua innovazione della didattica. Le iniziative di contatto con le imprese, poi, secondo oltre un terzo dei presidi, aumentano l’attrattività di un istituto (33,9%), mentre un altro 30,6% ne evidenzia l’influenza positiva sul livello di aggiornamento e specializzazione dell’intero corpo docente.
Sul versante delle criticità, la più segnalata (55,1%) è quella delle risorse finanziarie, cui si correla la difficoltà ad offrire percorsi di alternanza a tutti gli studenti interessati (53,6%). Negli ultimi tre anni questo tipo di esperienze sono cresciute nelle scuole: nel 2008/2009 hanno attivato l'alternanza scuola-lavoro più di 1.000 istituti coinvolgendo 69.375 studenti (+51,2% rispetto al 2006-2007).
La probabilità di poter usufruire di un’esperienza di alternanza scuola lavoro è stata superiore nelle aree del Centro-Nord, che raccolgono il 53,5% degli studenti coinvolti nel 2008-2009, e soprattutto nelle regioni del Nord-Ovest, dove il raccordo con il mondo del lavoro è probabilmente agevolato dalla incidenza maggiore di realtà aziendali di media e grande dimensione. Anche la durata e l’articolazione delle esperienze è ampiamente differenziata nelle diverse aree del Paese.
5 dicembre 2009