Giovani&scuola / L'Abruzzo che rinasce. 'Aggrappati' ai prof

Pubblichiamo la sesta puntata del reportage sulla scuola in Abruzzo, il racconto dell'agenzia Dire su come i ragazzi, i docenti, i presidi, le istituzioni locali e gli 'inviati' sul posto del ministero dell'Istruzione vivono e partecipano alla ricostruzione dopo il terremoto del 6 aprile scorso, con l'obiettivo di tornare regolarmente in aula a metà settembre. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 20, il 22, il 27, il 29 luglio e il 5 agosto. L'intero reportage è su www.dire.it, www.diregiovani.it, www.direscuola.it

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testo di Alessandra Migliozzi

L'AQUILA - "Il prossimo non sarà un nuovo anno scolastico, sarà una nuova vita". Più che una convinzione, più che un segno di speranza, le parole di Maria Pia Lombardi, docente della scuola De Amicis dell'Aquila, l'istituto a cui le "Amiche per l'Abruzzo" di Laura Pausini devolveranno i fondi del concertone di Milano, sono una constatazione. In questa estate che sta soffocando di caldo l'Aquila e provincia, gli insegnanti guardano già oltre quelle che si fa fatica a chiamare vacanze. Lo spettro del terremoto si aggira negli sguardi, nei gesti. C'è chi rientra a casa solo per cucinare (ma si fa tutto più in fretta, per non stare troppo dentro le mura domestiche "metti che lui torna"), c'è chi stira in giardino per non avere un tetto sulla testa e chi dorme in garage perché "se tutto trema di nuovo si scappa prima".

All'Aquila tutti devono lottare per ritrovare una loro normalità. Tutti fanno i conti con le scosse (quasi quotidiane) di assestamento. Tutti devono fronteggiare la paura che non ti molla mai. Ma gli insegnanti devono fare uno sforzo doppio, perché presto dovranno affrontare la prova più dura. Rimettere piede nelle aule. Classi dove ci si dovrà confrontare con il lutto, con i ricordi, con il terrore che succeda di nuovo. Intanto la scuola, a piccoli passi, riprende grazie anche al coraggio dei suoi professori. Molti di loro, nelle tendopoli, stanno andando avanti con i corsi estivi. "I bambini ci chiedono persino di fare i compiti per regolarizzare la loro giornata", rivela Alessandra Corridore, maestra elementare. "Per questo- continua- facciamo con loro un lavoro ludico-educativo, proviamo a dare un senso di continuità alla vita che è rimasta appesa al 6 aprile scorso". In vista di settembre si cerca di non perdere la bussola, di far sentire che la scuola c'è, anche per evitare fughe di docenti e ragazzi.

"Quello della ripresa delle lezioni sarà un momento di ripartenza importante, ma duro- commenta la professoressa Lombardi- dovremo avere la forza di fare da punto di riferimento ai ragazzi, ma non tutti se la sentono". Durante una delle ultime riunioni per gli scrutini, a giugno, sono emerse anche le fragilità dei docenti. Qualcuno ha chiaramente detto ai colleghi: "Non ce la faccio ad essere un punto di riferimento per gli alunni, prima devo ritrovare me stesso". Ma il tempo stringe, il 21 settembre, giorno di riavvio della didattica, bisognerà essere pronti. Sarà un giorno speciale, sarà un anno speciale diviso tra i ricordi, le ferite che tenderanno a rimarginarsi con lentezza e il diritto/dovere a riprendere una vita normale. "Tra i problemi principali- spiega sempre Lombardi, che alla De Amicis è anche vicaria della preside- c'è l'elaborazione del lutto subito, della perdita della casa o delle proprie cose. Il clima che vivremo sarà, probabilmente, un clima da sopravvissuti".

Qualcuno rimarrà a insegnare o studiare sulla costa. L'esodo di alunni e insegnanti fa paura anche quello, ma si va avanti. "L'augurio- dicono gli insegnanti- è che le tendopoli e le strutture temporanee siano provvisorie davvero, che presto si torni alla normalità". Intanto, a settembre, quando si tornerà nelle aule ci sarà un problema grosso da gestire: la paura dei docenti che si incontrerà e scontrerà con quella degli alunni. "Dovremo gestire una situazione complessa- ammettono gli insegnanti- confrontarci con il nostro disagio e con quello dei docenti. La nostra città ci manca tantissimo, non abbiamo più un centro di riferimento, siamo spaesati. Le lezioni andranno avanti ma il pensiero andrà spesso al terremoto e alla ricostruzione". Le scuole del centro della città come la De Amicis "saranno spostate più lontano, sarà come un piccolo trapianto nell'attesa- dice la professoressa Lombardi- di tornare nel cuore della nostra città. Noi docenti, la scuola tutta, sarà il collante con il passato per costruire qualcosa di nuovo".

12 agosto 2009

Vedi le altre puntate del reportage: