Giovani&scuola / L'Abruzzo che rinasce. I presidi non mollano
ROMA - Ecco la seconda puntata del reportage sulla scuola in Abruzzo, il racconto dell'agenzia Dire su come i ragazzi, i docenti, i presidi, le istituzioni locali e gli 'inviati' sul posto del ministero dell'Istruzione vivono e partecipano alla ricostruzione dopo il terremoto del 6 aprile scorso, con l'obiettivo di tornare regolarmente in aula a metà settembre. La prima puntata è stata pubblicata lunedì 20 luglio. L'intero reportage è su www.dire.it, www.diregiovani.it, www.direscuola.it
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testo di Alessandro Mulieri
L'AQUILA - Alle 3 e 40 di quel purtroppo famoso 6 aprile, pochi minuti dopo la violenta scossa di terremoto che colpì L'Aquila e provincia, Genovina Miconi, preside della scuola "Silvestro dell'Aquila", situata nel pieno centro del capoluogo abruzzese, scappò in strada con ai piedi una scarpa allacciata alla meglio e una ciabatta da notte di quelle che si usano quando si cammina per casa. "Non sapevo se ridere o piangere- racconta la dirigente scolastica-. Avevamo fatto tante prove di evacuazione per il terremoto, fin da ottobre, perchè è da allora che le scosse avevano cominciato a entrare stabilmente nella nostra vita quotidiana". Eppure, "nessuno era preparato ad un evento così catastrofico e tragico". Miconi, donna sulla sessantina e alle soglie della pensione, sul viso porta la testimonianza di decenni di esperienza nel mondo della scuola, e oggi fa parte di quelle migliaia di aquilani che la casa non ce l'hanno più: "Ho sempre pensato- racconta- che quando sarei andata in pensione mi sarei goduta la casa. Ora la casa non ce l'ho più. E non ho il coraggio di rientrarci. Mio marito è potuto rientrare una volta accompagnato dai vigili del fuoco e le prime cose che abbiamo recuperato sono state le foto della nostra famiglia, di quando i miei figli erano piccoli. Insomma, della nostra vita 'normale' prima del sisma".
Incontriamo Genovina Miconi nella tendopoli di Piazza d'Armi, la più grande, quella che ospita il maggior numero di abitanti del capoluogo abruzzese. Entriamo nel suo ufficio, una stanza sobria e non molto grande all'interno di un container nuovo di zecca. Alla parete un telo con un'immagine tutta colorata della Madonna. Sulla scrivania una serie di pezzi di quella cancelleria basilare che non deve mancare mai sul tavolo di un dirigente scolastico.
La preside lavora nel mondo della scuola da più di 30 anni e parla la lingua di tanti operatori scolastici della provincia italiana che faticosamente, giorno dopo giorno, mandano avanti con coraggio e determinazione la carretta di questo mondo così importante e complesso. Il suo lavoro è sempre stato la sua vita e l'educazione di quelli che saranno i futuri cittadini del nostro Paese la sua principale occupazione. Sempre perseguita con passione.
Subito dopo il sisma, appurato che nella sua famiglia fortunatamente erano tutti salvi, il pensiero è subito volato agli allievi della sua scuola, la "Silvestro dell'Aquila". I suoi bambini. "Il primo pensiero è andato a loro- racconta tradendo commozione-. Ho pensato subito: oddio, se fosse successo mentre eravamo nella scuola. E la risposta che mi sono data non era consolante...". Ancora poco, e andrà in pensione: "Sono alla fine della mia carriera- racconta- e non avrei mai creduto di doverla concludere in questo modo. Eppure sento di doverlo fare e di dover continuare a lavorare per la ricostruzione. In un certo senso è come ricominciare da capo. Ma non è un problema". Quello "che dobbiamo fare nei prossimi mesi- spiega- è ricostruire l'animo di ognuno di noi. Dobbiamo raggiungere certi obiettivi pratici ma centrare il traguardo più importante, quello dell'educazione, è il compito più impegnativo".
Quella notte, nel travolgente susseguirsi degli eventi, sono stati in molti, tra maestre, dirigenti scolastici e docenti, a volare col pensiero alla propria scuola e ai propri ragazzi. "Il primo pensiero- racconta Armando Rossini, dirigente scolastico del "Gianni Rodari" dell'Aquila- è stato quello di telefonare a tutti: bidelli, insegnanti e allievi. Col dubbio terribile che alcuni di loro potessero non esserci più". Da subito, prosegue, "ci siamo resi conto della drammaticità dell'evento. Quella notte i cellulari non funzionavano bene e molte telefonate non andavano a buon fine. Non sapevamo cosa era crollato e cosa era rimasto in piedi". Una sensazione di paura mista a incertezza: "Si viveva come fantasmi. Come zombie", conclude Rossini.
"E' vero, il primo pensiero come operatrice scolastica sono stati i bambini e le famiglie- insiste Iole Mattè, coordinatrice scuola del campo Pagliare di Sassa, in provincia dell'Aquila- Abbiamo pensato: non appena torneranno a scuola, i nostri piccoli non la troveranno più".
La paura tra la gente, tra i bambini, non è scomparsa. Tutt'altro. E questo influisce inevitabilmente anche sul processo di ricostruzione. "La gente continua ad avere paura- spiega Rossini- E i bambini e i ragazzi avvertono questo clima".
"Il nostro problema, adesso- va avanti Rossini- è trovare il modo migliore di affrontare l'emergenza psicologica".
"Siamo tutti ancora immersi in questa paura- gli fa eco la preside del 'Silvestro dell'Aquila', Genovina Miconi- Credo sia normale. C'è la paura del distacco tra i figli e i genitori, tra gli insegnanti e le famiglie. Molte insegnanti sono comprensibilmente intimorite dalla difficoltà dell'impegno". Per questo "è fondamentale daree un supporto psicologico a docenti, maestre e insegnanti, per aiutarli ad affrontare l'emergenza e a trattare con i bambini e i ragazzi". Le scuole "sono ripartite subito e da sole- dice Rossini- In circostanze come queste è necessario fare ripartire subito funzioni come quella della scuola. E la reazione c'è stata, da subito. Spontanea". In effetti, prosegue Mattè, "da subito abbiamo pensato di ricostruire la comunità scolastica indipendentemente dalla sede dando un senso al nostro stare insieme dovunque fossimo. All'aperto, nelle tende, nei container". Certo, "i bambini continuano ad avere paura e quando ci sono le scosse i bimbi si mettono ancora sempre a piangere. Ci ha aiutato il senso della comunità e il genitore è stato coinvolto in tutte le attività di rinascita. Come educatrici non si è mai certi di stare facendo la cosa giusta però abbiamo capito che bisognava mettersi in gioco". Mattè, la maestra di Pagliare di Sassa, parla di fronte ad una grande tenda bianca che è tutto ciò che rimane della scuola del paesino: "Siamo abruzzesi- ci dice con orogoglio- Noi non molliamo mai...".
23 luglio 2009
Vedi le altre puntate del reportage: