ROMA - Giovani web-dipendenti, "generazione wireless" dimenticata in mansarda dai propri genitori, ma con una vera e propria patologia: internet. E' questa la nuova dipendenza da combattere e tenere sotto osservazione oggi, secondo Mimmo Battaglia, presidente della Fict, la Federazione delle comunità terapeutiche, che ha introdotto i lavori della tavola rotonda su giovani, internet e nuove dipendenze presso il palazzo dell'Unicef, a Roma. Per Battaglia, "i sedicenni di oggi sono cresciuti in un mondo in cui tutto è rispecchiato nel web, in cui i giochi stanno dietro ad una consolle più che in un cortile, in cui le voci dentro casa provengono dalle tv piuttosto che dalle persone che la vivono. Vuol dire che i sedicenni di oggi di fronte ad un monitor si sentono a proprio agio più di quanto noi potremmo mai immaginare".
I 16ENNI, A PROPRIO AGIO SOLO DI FRONTE AL MONITOR - Quella fotografata dalla Fict è una rete web come una ragnatela, che cattura e spesso non lascia possibilità di scampo. "La rete- spiega Battaglia - è la terra delle possibilità, delle enormi quantità di informazione ma spesso a scapito dell'approfondimento, delle infinite opportunità d'incontro, ma privo dell'aspetto di fisicita' e compresenza, scevre pero' da ogni progettualita' informativa. E' lo scenario di una pluralita' enorme e sconcertante".
"HO GIOCATO PER UN GIORNO INTERO" - Battaglia porta l'esperienza di alcuni ragazzi, come Sergej, ventenne, che racconta: "Impugno un joystick da quando sono nato. Una volta ho giocato per diciassette ore di seguito". Anche Bernardo, un coetaneo, non e' nuovo a queste esperienze: "Anch'io una volta per piu' di un giorno. Chiusi in mansarda, io, un amico, la playstation e una cassa di Redbull". E i genitori? La risposta e' comune: "Nulla". "Questa risposta- dice Battaglia - e' la cifra di un abbandono, di una solitudine da riempire con gli eroi armati di un videogame ed una cassa di energizzanti per tenersi su".
Non tutti i ragazzi si immergono in apnea nella realta' virtuale, molti sono certi di non essere mai caduti nella rete del mondo virtuale, ma la mancanza di una progettualita' formativa, come afferma Battaglia, la notano anche loro. Sono le parole di Alessia raccolte da don Battaglia. "Gli adulti si lamentano, ma fanno come noi, non propongono un'alternativa".
26 giugno 2009