Dal Gf a Facebook, il mondo (solo) effimero dei giovani

ROMA - Nella societą di oggi la trasgressione non scandalizza piu' e l'affermazione -se non l'esibizione- della propria personalita' e' l'ambito in base al quale viene valutato il comportamento: tale affermazione di se' si realizza in misura particolare nel "tempo liberato" (il fine settimana o la vacanza) e si concretizza in una deregolamentazione dei comportamenti caratterizzata da una serie di azioni a forte rischio. Al punto che la percezione nei giovani fra i 18 e i 30 anni e' quella di una "societa' lassista" che stenta a condannare e "finisce per accettare comportamenti a basso tasso di moralita'". Una tendenza che si riscontra anche nel bisogno, effimero, di presenza mediatica, da Facebook fino alla partecipazione ai reality, dal Grande Fratello in giu'. Cosi' il Censis nella sua indagine sulla "deregulation dei comportamenti", presentata a Roma.
Nel grande "gioco virtuale dell'affermazione di se'", a farla da padrona - secondo il Censis - e' la regola dell'apparizione televisiva e del successo mediatico, che si basa appunto sulla vittoria della propria personalita', qualunque essa sia. Il punto nodale non e' "cosa so fare", ma "come riesco a essere me stesso", senza che questo porti con se' alcuna connotazione pratica, alcuna competenza e capacita'.
Alle selezioni per la partecipazione al Grande Fratello, fa notare il Censis, hanno partecipato oltre 20 mila persone per ciascuna delle nove edizioni (un migliaio solamente nell'ultimo appuntamento, pochi giorni fa in piazza del Popolo a Roma), ai quali occorre aggiungere tutti quelli degli altri reality show. Seppur con linguaggi differenti, anche il boom di Facebook puo' essere inserito in questa "tendenza al casting personale di massa" per amplificare l'autorappresentazione di se': in Italia sono 9,7 milioni gli utenti con un boom fra i giovani (27% fra i 18 e i 24 anni, 31% fra i 25 e i 34).
"La dimensione mediatica- spiega Ketty Vaccaro del Censis- e' la consacrazione dell'espressione di me stesso, e' l'affermazione della validita' di tutte le opinioni, indipendentemente da cosa sono capace di fare: per questo mi autorappresento in tv o sulla pubblica piazza di Facebook". E' pero' questo - avverte Vaccaro - un mondo "totalmente effimero", anche perche' e' impossibile "definire esattamente cosa vuol dire essere se stessi". Cio' che ne risulta e' una sorta di "imperativo culturale alla distinzione di massa" in cui si raggiunge l'effetto opposto: "l'espressione di se' diventa omologante" e si finisce per "rispondere tutti ad un unico cliche'". 
24 giugno 2009