Ragazzi erranti, in Italia 7.500 stranieri non accompagnati

ROMA - Sono almeno 7.500 i minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro paese, per la stragrande maggioranza maschi fra i 15 e i 17 anni, anche se almeno il 20% ha meno di 14 anni: un dato complessivo, riferito al 2008, probabilmente sottostimato rispetto alla realta', viste le notevoli difficolta' di intercettazione dei minori e quindi del loro conteggio statistico. Sono per lo piu' ragazzi indipendenti e autonomi riguardo a tutte le questioni attinenti la propria permanenza sul territorio italiano: si percepiscono cioe' come adulti e hanno come obiettivo specifico quello di lavorare immediatamente. E' per questo che non scelgono di scommettere sui percorsi di alfabetizzazione e scolarizzazione proposti dai centri di prima accoglienza: una percentuale elevata, compresa fra il 70% e l'80%, scappa da queste strutture entro la prima settimana di permanenza. Un fenomeno complesso dunque, di fronte al quale il sistema "Italia" di accoglienza e protezione e' caratterizzato da una relativa disomogeneita' sul territorio nazionale, con differenze nell'approccio (e nei risultati) da citta' a citta'.
DOSSIER TERRE DEI HOMMES ITALIA - A fotografare la realta' di questi ragazzi e' la ricerca "Minori erranti. l'accoglienza e i percorsi di protezione", effettuata da Terre des hommes Italia e Parsec e presentata ieri mattina alla Sala monumentale della Biblioteca Casanatense di Roma. La ricerca, basata su un centinaio di interviste ad operatori sociali (assistenti sociali, responsabili dei servizi di accoglienza, educatori) e a testimoni operanti nel ramo giudiziario (funzionari di Polizia e magistrati o esperti di diritto minorile), ha approfondito il sistema dell'accoglienza in Italia, affrontando gli aspetti legislativi piu' controversi e ricostruendo gli aspetti sociologici del fenomeno, con l'analisi dei sistemi di risposta di cinque citta' (Torino, Milano, Venezia, Roma e Napoli).
SULLA STRADA DEI MIGRANTI - I minori arrivano in Italia utilizzando le stesse rotte dei flussi migratori tradizionali. Si tratta sempre di viaggi lunghi e pericolosi, che espongono spesso i minori a vessazioni, ricatti ed umiliazioni non indifferenti. Per alcuni e' gestito da vere e proprie organizzazioni criminali che gestiscono il viaggio in cambio di una somma di denaro che impegna il minore stesso o la famiglia di origine. L'ingresso sul territorio italiano avviene soprattutto alle frontiere terrestri, piu' difficili da intercettare rispetto a quelle marittime. I principali motivi della partenza sono di natura economica, legati alla ricerca di un lavoro o di un futuro migliore: i protagonisti sono principalmente minori maschi ultraquattordicenni. In effetti l'80% dei minori non accompagnati che arrivano in Italia sono maschi e con un'eta' compresa tra i 15 e i 17 anni: il dato preoccupante, pero', e' che al marzo 2006 circa il 20% dei minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio nazionale aveva meno di 14 anni. Alcune differenze si notano in base alla nazione di provenienza.
CHI LO VIVE COME UN DISTACCO, E CHI NO - Per albanesi e kosovari, ad esempio, la partenza del minore non e' vissuta come distacco di lungo periodo ma come investimento familiare: i minori arrivano in Italia pagando viaggi spesso costosi (fra i 3 e i 4 mila euro) con un forte mandato di investimento da parte delle famiglie perche' inizino subito a lavorare. In questi casi i minori si autorappresentano come lavoratori migranti, malgrado la loro giovane eta'. In altri casi, invece, ad esempio per i minori rumeni o marocchini, i debiti di viaggi sono piu' esigui e non vi sono progetti migratori ben definiti: questi giovani cercano una occupazione che li riscatti dalle privazioni materiali dalle quali provengono, sia dal punto di vista familiare che sociale. Non sono quindi molto interessati alle tradizionali proposte dei servizi (scuola, formazione ecc) quanto alle opportunita' di immediato inserimento lavorativo. E' pero' proprio la debolezza dei loro progetti migratori ad esporli maggiormente ai rischi di ingresso nelle reti dell'illegalita'. In modo particolare per i minori rumeni vale la totale solitudine rispetto alla famiglia d'origine, vissuta come lontana e di nessun aiuto.
I RICHIEDENTI ASILO - Altro genere di discorso e' quello dei minori richiedenti asilo politico, fra i quali spiccano gli afghani che scappano dalla guerra e dalle relative atrocita': il loro viaggio, che fino a qualche tempo fa durava anche tre anni, si e' notevolmente accorciato, arrivando a durare non piu' di qualche mese. Alle spalle hanno nuclei familiari distrutti da anni di guerre e molti di loro hanno subito traumi gravi. Giuridicamente il loro status e' differente da quello degli altri minori non accompagnati, ma dal punto di vista dei percorsi di accoglienza, dell'attivazione dei servizi e delle risorse loro dedicate, non ci sono ancora rilevanti differenze. La mancanza di adulti di riferimento integrati nel tessuto socio-economico e le difficolta' legate alla comunicazione linguistica, rendono la permanenza dei minori non accompagnati afghani presso i centri di prima accoglienza molto piu' lunga rispetto a quella dei minori di altre nazionalita'.
5 giugno 2009