La lezione di Rita: "Ragazzi studiate in Italia, poi all'estero"

ROMA - Una 'lezione' davvero speciale per alcuni ragazzi delle scuole superiori alla Libreria del Senato. Una delegazione di studenti del liceo scientifico "Augusto Righi" di Roma e una del liceo scientifico di Brunico (Bolzano) hanno incontrato il premio Nobel Rita Levi Montalcini. A una settimana dal compimento dei suoi 100 anni, la senatrice a vita ha risposto alle domande dei giovani chiudendo il ciclo di incontri promosso dalla presidenza di Palazzo Madama per la Giornata del libro sponsorizzata dall'Unesco. E a chi le chiede cosa pensi della scuola italiana, Montalcini risponde: "La scuola è buona, dal punto di vista scolastico l'Italia va bene. Per questo io dico ai giovani: non andate all'estero ad imparare perché le scuole italiane sono eccellenti, fate gli studi qui. Certo, ovviamente ci sarà qualcosa che non va bene ma il contesto è buono".
Il consiglio della senatrice a vita sulla qualità dell'insegnamento negli istituti nostrani è seguito pero' da un'amara considerazione sulla possibilità di fare ricerca in Italia. "Io raccomando ai giovani- spiega- una volta finite le scuole, di andare all'estero perché oggi non esistono piu' barriere. Bene se poi ritornano in Italia ma so che la situazione economica lo rende difficile. Noi invece non dovremmo cedere a all'estero 'il capitale umano' che potremmo utilizzare noi". Montalcini aggiunge comunque "di essere ottimista" sul futuro dell'Italia. "Basta- dice- che la componente neo-corticale prevalga su quella emotiva. L'Italia ha un enorme capitale e io ritengo che se ci sarà la possibilità di dare ai giovani quello che hanno il diritto di avere l'Italia avrà un eccellente futuro".
Prima delle domande dei ragazzi viene proiettato un video della fondazione onlus "Rita Levi Montalcini" (per l'aiuto alle donne africane) in cui il premio Nobel sottolinea che "tra i doveri del genere umano vi è quello di affrontare il problema della ricchezza di pochi a fronte della sofferenza di molti". Al termine della proiezione, a  chi le chiede perché ha intrapreso gli studi di medicina risponde: "Perché mi portavano vicino a chi aveva bisogno di aiuto". Poi puntualizza "che forse oggi non avrebbe fatto la stessa scelta" perché adesso le possibilità di dare un contributo alla medicina "arrivano anche e soprattutto" da altri campi "come la chimica, la fisica e persino l'informatica". La cosa "importante- aggiunge- è che una volta scelta" la propria strada "e capito che corrisponde alle proprie vocazioni ci si impegni al 100 per cento".
Quando una studentessa le chiede se abbia avuto difficoltà nel campo della medicina ad affermarsi essendo donna risponde: "No, per mia fortuna non ho avuto alcuna difficoltà, forse perché tale era la passione con la quale io lavoravo". Quindi un ricordo al periodo della sua giovinezza durante la seconda guerra mondiale quando, a causa delle leggi razziali, condusse le sue ricerche nella camera da letto di casa sua. "Io ho portato avanti il mio lavoro comunque- racconta- voi sapete che la donna all'epoca era considerata un carattere inferiore e che c'erano le leggi razziali. Forse avrei avuto una carriera 'normale' se Hitler e Mussolini non avessero avuto queste pazze idee, ma io sono stata fortunata. La serenità e l'impegno totale giorno e notte nella ricerca mi hanno impedito di soffrire. La cosa importante per tutti sono la serenità e il coraggio".
Infine Montalcini rivela agli studenti di Roma e Brunico il 'segreto' della sua longevità. "E'- dice- il totale disinteresse alla mia persona, io ho sempre perseguito il fascino degli studi sul cervello". E saluta i ragazzi con un "abbiate una vita lunga e fortunata come è stata la mia".
30 aprile 2009