La legge c'è ma lo stalking resta sconosciuto agli studenti
ROMA - La norma ora c'è (anche se manca l'ok del Senato) ma il fenomeno, lo stalking, la molestia e l'abuso insistiti e prolungati, è ancora poco noto, il che potrebbe rendere poco efficaci anche le novità legislative introdotte. Il tema è stato affrontato nella tavola rotonda promossa a Roma Eventi da Fater e Osservatorio Lines. Preoccupanti i dati del sondaggio, realizzato dall'Osservatorio nazionale sullo stalking, resi noti dal coordinatore Massimo Lattanzi. Secondo la ricerca, condotta nel mese di febbraio tra 800 studenti di 16 Facoltà dell'Università La Sapienza di Roma, il 71% degli studenti non conosce il significato di stalking.
Il 12,7% dichiara di esserne stato vittima, il 4% ammette di esserne autore. Solo il 17% denuncerebbe le molestie subite perché preferirebbe aiutare lo stalker piuttosto che farlo arrestare (nel 26% dei casi, visto anche il grado di parentela che spesso unisce vittima e persecutore), o perchè non si sente tutelato (25%). C'è anche un 7% che teme di non essere creduto e un altro 7% crede si tratti non gravi.
La senatrice Pdl, Maria Gallone, relatrice in commissione Giustizia del provvedimento, ritiene che finalmente "con la nuova legge la questione è stata portata in piazza: anche il solo parlarne ha fatto sì che più donne abbiamo il coraggio di denunciare le molestie subite". E si dice ottimista sul fatto che alcune migliorie possano essere accolte dal governo.
Dal Pd, si chiede che la norma sia accompagnata da "maggiori risorse" per formare il personale e sostenere i centri anti violenza. La senatrice Dorina Bianchi indica la necessità di "sensibilizzare gli uomini al rispetto anche sul lavoro e nella collaborazione in famiglia". Insomma, sintetizza Bianchi, "in Italia facciamo delle belle leggi, ma poi spesso non vengono rispettate per cultura e per mancanza di risorse".
18 marzo 2009