Diego e Stefano, due vita la stessa scelta: la legalità

ROMA - Diego e Stefano, due vite diverse e una scelta in comune. I loro nomi sono di fantasia, servono per raccontare le storie di due minori contattati nel Centro di pronta accoglienza penale di Roma da Save the Children, nell'ambito del progetto Orizzonti a colori, conclusosi nel 2008.
Diego e' stato arrestato per furto con carte di credito. Dopo essere stato posto in liberta' dal giudice e accompagnato in un centro di accoglienza, fugge da solo. In tasca il contatto dello sportello di Save the Children, nient'altro. Forse l'unico indirizzo a cui poter tornare. La sua storia ha bisogno di tempo per essere raccontata. Non e' facile. Diego contatta gli operatori, poco alla volta racconta le sue vicissitudini. Viveva in Romania. Un amico lo contatta dall'Italia e lo convince a lasciare casa per venire a lavorare nel nostro Paese. Una volta in Italia Diego capi' immediatamente che c'era qualcosa di illegale nel suo lavoro. Gli chiedevano di andare a fare delle compere in negozi pagando con carte di credito. Il compenso: 50 euro al mese e qualcosa presa al negozio da tenere per se'.
Stefano passa le sue giornate ai semafori. Chiede l'elemosina. Dal Centro di pronta accoglienza penale e' uscito grazie all'intervento degli operatori di Save the Children, ma intraprendere la via buona costa impegno, da parte del minore e degli operatori. Nel Centro, Stefano non aveva saputo fornire un contatto telefonico dei propri familiari, perche' non c'era. I genitori ci sono, il suo e' un caso di minore non ben accompagnato, come dicono gli operatori. Vivono in un insediamento abusivo in citta'. Grazie ai racconti di Stefano, gli operatori riescono a trovare la madre. Lei racconta una storia poco chiara. Pensa che il figlio sia in carcere. Un avvocato dice di volersi occupare del caso ma vuole tanti soldi, per questo Stefano puo' restare dove si trova. Gli operatori le spiegano che nel Cpa non servono avvocati costosi, Stefano ha diritto al gratuito patrocinio per discutere il caso. La madre si presenta all'udienza di convalida, a Stefano il giudice concede la liberta', i suoi familiari solo il rosso degli incroci di Roma.
L'arresto cambia Diego. Una volta fuori non ha piu' ripreso l'attivita' dell'amico. I soldi, pero', non piovono dal cielo e non e' sempre facile chiedere aiuto in questi casi. È in difficolta' economiche: non ha niente neanche per mangiare. Agli operatori lo dice quasi a mezza bocca, ma la richiesta d'aiuto e' chiara. Diego accetta di ritornare nel centro di accoglienza per minori. Grazie agli operatori comprende l'importanza di regolarizzare la sua posizione in Italia e di un lavoro regolare.
All'appuntamento dato dagli operatori di Save the Children non manca neanche Stefano. È la voglia di cambiare che lo spinge. Agli operatori racconta delle elemosine: pane e sigarette, non chiede altro. Qualche spicciolo per mangiare e qualcuno per fumare. Se va bene anche per i vestiti e perche' no, un paio di Nike. Stefano lo sa, al semaforo a pagarci il prezzo piu' alto e' solo lui. Agli operatori dice d'aver avuto anche richieste di prestazioni sessuali da adulti in cambio di soldi. Se non cambia vita, all'apparire del verde restera' fermo ad aspettare il prossimo rosso chissa' per quanto. Uno svincolo senza semaforo c'e'. È la proposta degli operatori del centro di accoglienza.
Chiedere non sara' piu' elemosinare.
Diego e Stefano sono due esempi, ma sono veri. Hanno partecipato alle iniziative dei centri di accoglienza, grazie all'impegno degli operatori di Save the Childen. Oggi hanno entrambi una borsa di studio per l'inserimento professionale e una possibilita' diversa per il futuro da prendere al volo: niente piu' code, ne' alle casse dei negozi e ne' al semaforo.
24 febbraio 2009