Grande Fratello in aula, i presidi si dividono
ROMA - Telecamere in aula sì, telecamere in aula no? Su questo punto i presidi si spaccano. Anche se la maggioranza propende per il "no" all'occhio elettronico negli istituti, c'è anche chi è convinto dell'utilità di un Grande Fratello in salsa scolastica per controllare i ragazzi e arginare il bullismo. La pensa così, ad esempio, il capo dei dirigenti scolastici, Giorgio Rembado, presidente dell'Anp (Associazione nazionale presidi), secondo cui le telecamere possono essere uno "strumento opportuno, seppur non salvifico" per contrastare i bulli. "Ma il loro impiego- spiega- deve essere accompagnato da un intervento quotidiano nell'azione educativa". E i controlli "devono avvenire prima sul piano umano". Insomma, oltre alle telecamere, prof e bidelli per primi devono "vigilare per garantire- chiude Rembado- il rispetto delle regole e dei comportamenti".
Di tutt'altro avviso è Claudio Salone, dirigente del liceo Aristofane di Roma, dove in passato si sono registrati episodi di "bullismo" (con scritte denigratorie sui muri) a carico di due studentesse omosessuali. "Noi- racconta- le telecamere le abbiamo, ma sono esclusivamente all'esterno e per motivi di sorveglianza. A metterle all'interno non ci pensiamo, è un'idea da questurino". Per Salone non è così che si contrasta il bullismo. "La ricetta sono più investimenti nella scuola- dice- oggi i fondi sono lesinati e gli insegnanti maltrattati, come possono avere il rispetto degli studenti?". Un "no" alle telecamere arriva anche da Rosario Salamone, dirigente del blasonato liceo Visconti di Roma.
"Non sono le telecamere- dice il preside del Visconti di Roma, Rosario Salamone- a dover educare i ragazzi al rispetto. Il Grande Fratello in aula non serve a nessuno. Anche se è sempre più difficile, tocca agli insegnanti assumersi l'onere di educare gli studenti a tenere un corretto comportamento. E contro il bullismo ci sono altri strumenti che si possono mettere in campo". Al Visconti, ad esempio, due psicologhe sostengono colloqui con gli alunni e hanno un cellulare dedicato, una sorta di numero anti-bullismo, per le emergenze.
Per un altro preside romano, il dirigente dello scientifico Kennedy, alle telecamere si può invece arrivare "in casi estremi di classi turbolente- sostiene Francesco Pezzuto- che sfuggono al controllo. In generale, comunque- fa notare il dirigente- sarebbe compito dell'insegnante educare e segnalare eventuali violenze. Ma spesso i docenti mettono la testa sotto la sabbia. Anche i collaboratori scolastici devono fare la loro parte nella sorveglianza".
20 gennaio 2009