Volontari a Betlemme: "Gaza, il nostro racconto"

ROMA - Ora è in Italia, ma sta per ripartire per Betlemme dove da quattro anni coordina progetti di cooperazione internazionale per conto del Vis, una delle più grandi Ong, un'organizzazione creata e gestita dai salesiani. Per Andrea Merli e per la sua collega Sara Faustinelli, uno dei problemi piu' evidenti riguarda l'isolamento completo della popolazione che vive nella Striscia di Gaza. "C'e' un vero e proprio blocco che e' scattato circa un mese e mezzo fa- dicono i due volontari- per entrare a Gaza e' necessario richiedere un permesso di coordinamento, una notificazione che ha bisogno di una risposta. Da novembre tutte le richieste sono state bloccate e solo ad alcuni convogli della Croce Rossa e delle Nazioni Unite e' stato permesso di entrare".

La tensione a Gaza era salita molto negli ultimi tempi perche' oltre al blocco delle frontiere si cominciano a sentire in modo molto pesante gli effetti dell'embargo assoluto sul gas, i medicinali. Anche il cibo e' stato razionato. "Eppure- spiega Andrea Merli- nel luglio scorso la situazione di Gaza sembrava in apparenza tranquillizzata. Non c'era infatti confronto tra quella situazione e quella che si viveva a novembre dello scorso anno subito dopo la guerra civile tra Hamas e Fatah. La difficolta' a lavorare come cooperanti era in ogni caso molto forte sin dal giugno del 2007. Ora tutto e' fermo. Sono bloccati i progetti del Cric, del Copi, di Cvg e anche quelli di Ozsam, una delle piu' importanti ong inglesi".

Merli ci tiene a precisare che la sua conoscenza diretta della situazione a Gaza deriva da alcuni viaggi privati che ha potuto organizzare con gruppi di volontari di Gerusalemme. La sua attivita' si e' infatti sviluppata finora soprattutto a Betlemme. In ogni caso, a Gaza ci e' andato spesso. Il viaggio piu' recente e' stato in luglio, per visitare una serie di scuole. "C'era una situazione di tensione, ma anche di calma, almeno apparente. Si percepiva chiaramente che Hamas aveva preso il controllo totale del territorio e di strati sempre piu' ampi di popolazione. Anche i piu' moderati aá un certo punto hanno capito che non erano concesse piu' alternative. In una situazione di chiusura totale delle frontiere, Gaza e' diventata una scatola chiusa nelle mani di Hamas". Ed e' proprio per questo che non si potra' fare a meno di considerare lo stesso Hamas come uno degli interlocutori se si vuole davvero superare il nuovo stato di guerra in cui e' stato ricacciato il territorio palestinese. (pan) (Dires - Redattore Sociale)

7 gennaio 2009